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NET-ECONOMY

Sì, ma adesso?

di Enrico Marchetto - Docente di Sociologia dei Consumi - Università IULM Milano

Data pubblicazione: 24/12/2008
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Torniamo per un attimo al comportamento della curva del retailer classico introducendo un aneddoto personale che coinvolge proprio la pescheria, le sarde e i “pedoci”.

Qualche giorno fa salgo nel mio bus mattutino che mi porta al lavoro. In città c’è il solito traffico ma stavolta il rallentamento è più impietoso del solito. Il fatto è che non capisco come mai siamo bloccati quando la strada è apparentemente libera dalle macchine.
Scorgo con l’occhio un piccolo furgone di un venditore ambulante: vende del pesce in una delle piazze principali di Trieste. E di fronte a lui una fila umana lunga una cinquantina di metri. Siamo bloccati nel traffico per le file del pesce. Possibile? Che sia la riproposta della rivolta del pane di manzoniana memoria?

Se il vero credo di un sociologo è quello di avere le antenne ben alzate a captare tutto ciò che gli accade attorno, non perdo tempo e mi informo immediatamente su ciò che sta accadendo.
Corro a comprare i giornali perché queste “Code Lunghe” tengono banco anche sulla stampa locale e il risultato delle mie ricerche è questo: una cooperativa locale in accordo con una piccola “tribù” di pescatori ha tagliato molti dei rami della filiera del pesce superando la tradizionale distribuzione.
Insomma, poche idee ma molto chiare:
- dal pescatore al consumatore
- selezione ristrettissima dei prodotti (due, tre, al massimo quattro)
- eliminazione di qualsiasi “prodotto di nicchia” come il pesce pregiato, per esempio
- ampie quantità disponibili
- prezzi dimezzati rispetto alle pescherie della città
Risultato? 2400 chili di pesce venduto ogni giorno

Questo esempio per dimostrare che uno dei comportamenti del retailer tradizionale in periodi di recessione è, in apparenza, esattamente contrario al modello di coda lunga.





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