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NET-ECONOMY

Il Web 3.0 sfida Google

di Leonardo Felician - Docente di Sistemi Informativi II, Università di Trieste

Data pubblicazione: 28/10/2008
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Il modello di business di Google, il decimo marchio al mondo per notorietà, con un valore stimato di 26 miliardi di dollari a soli 10 anni dalla sua nascita, potrebbe essere in pericolo, secondo Tim Berners-Lee, l’inventore del web ai tempi della sua permanenza al CERN a Ginevra nel 1989. Per comprendere questa oscura profezia che serpeggia nella rete è bene cominciare esaminando i punti di forza del modello innovativo e di successo che Google ha introdotto nel mondo della pubblicità online. Il valore maggiore inizialmente percepito dagli utenti consiste nella capacità di creare un’interazione inserzionista-utente basata sull’intenzionalità (aprendo Google e utilizzando la funzione di ricerca è l’utente a creare il contesto in cui l’inserzionista gli parlerà) e sulla rilevanza perchè AdWords inserisce gli annunci sulla base delle ricerche digitate dagli utenti e con un meccanismo che premia gli annunci con maggiori clic, che presumibilmente sono i più interessanti agli occhi degli utenti del motore.

Una delle principali lamentele da parte dei navigatori circa il web advertising è sempre stata l’eccessiva invasività percepita da parte della pubblicità sul web; la scarsa efficacia di banner e altri formati avevano portato al proliferare di soluzioni invasive come pop-up, animazioni e altre tipologie di formati “interruttivi”, perché la loro presenza condiziona l’esperienza dell’utente, distraendolo dal suo interesse principale, ovvero la fruizione dei contenuti e dei servizi, quasi la pubblicità fosse il “prezzo” da pagare per poter usufruire dei contenuti del web.





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