Dal web delle persone al web degli oggetti: è questa la scommessa che sta sotto l'evoluzione dal web 2.0 al futuribile 3.0. Oggi sono connessi in rete 1,5 miliardi di persone e 600 milioni di oggetti. Ma nel prossimo decennio 50 miliardi di oggetti comunicanti avranno un proprio indirizzo internet e potranno scambiarsi informazioni. E' una sfida destinata a cambiare il mondo, come ha sottolineato il presidente dell'IBM Corporation, Sam Palmisano, al Council on Foreign Relations del 6 novembre 2008. La crisi dei mercati finanziari ha fatto bruscamente capire la realtà e i pericoli della complessità degli attuali sistemi globali. Si è preso coscienza che il mondo è interconnesso molto di più di quanto si poteva immaginare. Tutti i prodotti, dagli alimentari ai medicinali, dal petrolio alle altre materie prime sono connessi da complesse supply chain, tutti i paesi sono interconnessi economicamente, tecnicamente e socialmente: le perturbazioni da una parte del mondo si riflettono istantaneamente dappertutto.
Alla base di tutto ciò, secondo Palmisano, c'è la pervasiva diffusione della tecnologia del transistor, inventato 60 anni fa, il mattone con cui è stata costruita l'era digitale. Nel 2010 nel mondo si raggiungerà l'iperbolica cifra di un miliardo di transistor per ogni essere umano, e ciascuno costerà un decimilionesimo di centesimo di dollaro. Già ora ci sono circa quattro miliardi di utenze di telefoni cellulari, entro due anni saranno prodotte trenta miliardi di etichette RFID (Radio Frequency Identification) e verranno inseriti sensori in interi ecosistemi, dalle supply chain, alle reti sanitarie. L'interconnessione tra le persone che ha suscitato tanto entusiasmo nel Web 2.0 è già un fenomeno del passato. In un mondo così pieno di tecnologia anche i sistemi e gli oggetti potranno parlare tra loro. Miliardi di oggetti intelligenti e collegati - automobili, macchinari, macchine fotografiche, autostrade, semafori, prodotti farmaceutici o alimentari, merci e bestiame - produrranno interagendo tra loro una quantità di informazioni inimmaginabile, che dovrà essere organizzata ed elaborata in maniera completamente nuova, veloce ed automatica. La proliferazione dei dispositivi e dei sensori elettronici collegati a sistemi di back-end richiederà supercomputer per trasformare montagne di dati in intelligenza operativa che farà guadagnare efficienza velocità di reazione ai processi. Emergeranno nuovi standard, e chi li dominerà avrà un vantaggio competitivo di dimensione mondiale. Anche le aziende che li adotteranno per prime si riposizioneranno a danno dei propri concorrenti.
Palmisano sottolinea la convergenza tra infrastrutture fisiche e infrastrutture digitali: le capacità di elaborazione proprie dei computer si stanno sedimentando all'interno di oggetti che non hanno né il nome, né l'aspetto di un computer (un paio di scarponi da sci, un guanto, l'involucro degli alimentari, etc.) In realtà quasi tutto - persone, oggetti, processi e servizi in ogni organizzazione, grande o piccola - può essere digitalizzato e messo in rete. Con così tanta tecnologia e tanta capacità di rete qualunque servizio innovativo diventa concepibile, qualunque informazione diventa raggiungibile, qualunque imprenditore ha la possibilità di ridefinire un segmento di mercato oggi maturo. Perfino il mercato delle commodities, i beni indifferenziati, può essere trasformato in un lampo: un cartone di latte con integrato un chip che - quando si passa vicino al frigorifero - comunica al cellulare che sta per scadere vale certamente qualche centesimo di più di un latte normale.
Questa rivoluzione degli oggetti richiederà certo investimenti ed innovatività, ma permetterà risparmi colossali:
Esempi di risparmi e miglioramenti di servizi ottenuti grazie alla tecnologia sono visibili ormai dappertutto: a Stoccolma il nuovo sistema intelligente di riscossione dei pedaggi ha fatto diminuire il traffico del 22 per cento, le emissioni tra il 12 e il 40 cento e aumentare di 40 mila unità al giorno i passeggeri dei mezzi pubblici, e lo stesso avviene a Londra, Brisbane, Singapore e altrove. I sistemi intelligenti per la catena alimentare adottati in alcuni paesi nordici possono usare la tecnologia RFID per seguire la carne e il pollame lungo tutta la supply chain dall'azienda agricola fino agli scaffali del supermercato. Lufthansa sta sperimentando negli aeroporti di Francoforte e di Zurigo sistemi informativi complessi ad alta integrazione che hanno il compito di sincronizzare in maniera prima inimmaginabile le complesse e molteplici attività propedeutiche alla partenza di un aereo. I risultati sono code di decollo più corte, minor consumo di carburante a terra, risparmi colossali, minore inquinamento atmosferico.
La tecnologia della connessione in rete sta cambiando praticamente tutto, dai modelli di business di imprese e organizzazioni al modo in cui queste mettono le loro persone nella condizione di collaborare e innovare. L'opportunità riguarda non solo le grandi imprese, ma anche quelle medie e piccole, cioè il motore stesso dell'economia diffuso soprattutto nel Nord Est. Supply chain infatti significa spesso interazione in un unico grande processo, ad es. la costruzione di un'automobile, di centinaia o addirittura migliaia di aziende, la maggior parte delle quali piccole. È un'opportunità che va al di là del business: l'infrastruttura intelligente sta diventando un fattore competitivo per gli stati, le regioni, le città. In un'economia integrata a livello globale, il capitale e il lavoro non vanno solo dove c'è convenienza in termini di costi e di risorse, cioè nei paesi, regioni e città che offrono infrastrutture intelligenti e cioè sistemi di trasporto efficienti, aeroporti moderni, regole sicure per gli scambi commerciali, reti energetiche intelligenti, mercati regolamentati e trasparenti. Insieme, tutto ciò contribuisce a generare una migliore qualità della vita.