INNOVAZIONE PMI
Il mercato dei beni d’informazione
di Renato Chahinian - Esperto in sviluppo economico – già Segretario Generale della Camera di Commercio di TrevisoData pubblicazione: 08/06/2010
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Gli strumenti ICT appartengono alla categoria più generale dei beni di informazione, che comprendono tutti i beni, “il cui valore non dipende dalle loro caratteristiche fisiche, ma dall'informazione che contengono” (v. Krugman P. e Wells R. “Microeconomia”, Zanichelli, Bologna, 2006). Tali beni riguardano soprattutto quelli di informazione elettronica, ma possono essere riferiti anche a beni tradizionali che hanno contenuti informativi (in questo secondo caso, tuttavia, anche le caratteristiche fisiche hanno il loro valore). Comunque, in quelli di informazione elettronica sono presenti marcatamente caratteristiche peculiari di produzione e di mercato che sono poco note, mentre più frequentemente si mettono in evidenza i vantaggi (e, talvolta, gli svantaggi) del loro utilizzo. È quindi opportuno accennare anche ai loro aspetti produttivi e di mercato.
Per produrre, ad esempio, un software, occorrono rilevanti costi fissi, mentre i costi variabili e quelli marginali sono praticamente nulli, o almeno trascurabili. Ciò dipende dal fatto che la realizzazione del prodotto è dovuta a molti costi iniziali che devono essere comunque sostenuti (impianti ed attrezzature hardware, ma soprattutto molto lavoro di ricerca e di applicazioni informatiche), ma, una volta prodotto il prototipo, questo può essere duplicato in quantità elevate a costi, in proporzione, bassissimi. Quindi, i costi dipendono in misura trascurabile dalle quantità prodotte: basta soltanto che l'impresa riesca a vendere le quantità programmate ad un prezzo remunerativo che copra tutti i costi fissi e possibilmente permetta un margine. Se poi nei costi fissi è già previsto un margine figurativo pari al costo - opportunità di altri investimenti alternativi, è sufficiente la copertura soltanto dei costi, perché il profitto contabile si consegue implicitamente (con il costo – opportunità) e questo è pari ad una soddisfacente remunerazione che il mercato dei capitali consente.
È da tener presente che la produzione di un bene di informazione è unica o al massimo standardizzata e quindi dà luogo a situazioni di mercato di monopolio, o almeno di oligopolio. Perciò l'impresa produttrice ha un potere di mercato maggiore rispetto alle situazioni dei mercati concorrenziali. D'altro canto, lo stesso produttore presenta una forte debolezza per il fatto che, una volta realizzato il prototipo, questo può essere facilmente riprodotto anche da terzi e ciò avviene frequentemente (pure se abusivamente, in quanto il bene di informazione è protetto per molti anni dal diritto di proprietà o “copyright”).
In relazione a ciò, le valutazioni di convenienza dell'impresa devono tener conto di entrambi gli aspetti. In pratica, la programmazione di un nuovo software deve prevedere un prezzo di monopolio relativamente più alto di quello che si sarebbe formato in un mercato concorrenziale, con il conseguimento di un "extra-profitto" (oltre, cioè, il costo - opportunità", in modo da assecondare la domanda fino alla quantità massima ove il ricavo marginale è minimo perché eguaglia il costo marginale che si è detto essere irrisorio). Senza addentrarsi ulteriormente nella spiegazione scientifica del modello economico di riferimento, basti tener presente che il ricavo marginale non è il prezzo di un'unità aggiuntiva di prodotto, ma il ricavo aggiuntivo per un'unità venduta in più ad un prezzo inferiore (che fa abbassare il prezzo di tutti i prodotti, perché la domanda è decrescente). Quindi, quando l'impresa calcola il prezzo più basso che, moltiplicato per le quantità vendibili, non dà più ricavi aggiuntivi (rispetto a quanto è possibile con prezzi superiori), si deve fermare nella produzione perché a quel livello conseguirà già il massimo profitto e non ha più interesse a proseguire la produzione (in quanto dovrebbe vendere ad un prezzo inferiore che consentirebbe un ricavo totale inferiore).
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