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I blog, la pubblicità e i consumi: intervista ad Alberto D’Ottavi e Paolo Valdemarin
di Enrico Marchetto - Ricercatore di Scienze della Formazione, Università di Trieste
L’anno appena trascorso ha visto al centro del dibattito nel web il ruolo dei blog, il loro rapporto con la sfera mediatica e dei consumi. Insistentemente si è fatto riferimento al Corporate Blogging e all’apertura delle aziende alle conversazioni online.
Proprio a questo proposito, abbiamo messo a confronto in una sorta d’intervista doppia, due tra i maggiori esperti di rete e di “conversazioni in rete” in Italia. Alberto d’Ottavi è consulente, formatore e giornalista con una lunghissima esperienza di web alle spalle. Paolo Valdemarin invece è un imprenditore che, forse, primo in Italia, ha capito l’importanza di lasciare una traccia di sé in rete, individuo o azienda che sia.
Da una ricerca nata con la collaborazione di SWG e Università Trieste, abbiamo evidenziato un dato che per certi versi non ci stupisce in quanto già confermato da precedenti studi (Censis 2005): il commercio elettronico in Italia fatica a decollare. La cosa sorprendente è che anche tra blogger e lettori di blog, l'acquisto online non è poi una pratica così affermata. Che opinione hai a riguardo?
Alberto D’Ottavi: sì, ho visto anch'io dei dati. Ma quello che noto del commercio elettronico italiano è la grande quantità di operatori. Credo ci sia una forte dispersione di offerta, il che genera siti di scarsa qualità, difficili da capire e che, soprattutto, ispirano pochissima fiducia, almeno all'inizio. In molti casi, invece, il servizio è buono, e altrettanto i prezzi. Il primo problema, quindi, è che mancano ancora grandi nomi. Il secondo è noto: la logistica lascia ancora a desiderare. Per i blogger... beh sono persone come le altre, anche loro vanno a fare la spesa al sabato! :) A parte gli scherzi, credo che la leva sia da cercare più sulla tipologia di impegno (carichi di lavoro) e sulle caratteristiche geografiche (es: città): credo che chi compra on-line sia uno che lavora tanto in ambiente urbano. Non credo che il differenziale sia sul tipo di utilizzo della rete.
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