Nell'articolo “E-justice in Europa” si è cercato di mettere in luce in che modo le istituzioni europee stiano cercando di promuovere la diffusione delle nuove tecnologie nel settore della giustizia all'interno dei paesi membri così da sfruttare al meglio le opportunità che l'impiego della digitalizzazione può offrire in quest'ambito.
Diviene quindi a questo punto interessante valutare come i vari paesi membri stiano rispondendo alle sollecitazioni del legislatore comunitario ad attivarsi.
Partiamo con il considerare la situazione italiana.
Per quel che concerne l'Italia possiamo constatare che il processo di digitalizzazione in atto all'interno della Pubblica Amministrazione ha fino a questo momento trascurato il settore della giustizia, lambito alla lontana dalle innovazioni che al contrario altri paesi europei hanno già messo in atto da tempo. E questo purtroppo nonostante si stimi che l'e-justice porterebbe a un'accelerazione delle cause di almeno il 20% con un recupero di efficienza nei servizi di cancelleria del 30-40%.
Non si può certamente dire che questo ritardo da parte del nostro paese sia dipeso dalla mancanza di progetti pilota e di iniziative volte ad incrementare l'utilizzo delle nuove tecnologie, quanto semmai dalla mancanza di un'attuazione sistematica e su larga scala di questi progetti, troppo spesso naufragati prima di raggiungere la completa attuazione, nonostante gli iniziali entusiasmi.
Pensiamo ad esempio in ambito penale alla creazione del Re.Ge., cioè un software installato presso i 165 Tribunali di prima istanza e le 26 Corti d'Appello di tutta Italia per consentire la creazione automatica dei provvedimenti, facilitando così l'attività quotidiana di giudici e cancellieri. Questo sistema tuttavia ha dato luogo a notevoli problemi di interoperatività fra i diversi uffici e per tale ragione è stato alla fine abbandonato.
Quanto poi all'utilizzo della posta elettronica all'interno della Pubblica Amministrazione, numerosi sono stati i tentativi di imporla come unico strumento di comunicazione all'interno degli uffici pubblici, ma purtroppo con scarsi risultati, dal momento che finora la si è utilizzata solo per preannunciare l'inoltro di documenti via fax o via posta tradizionale.
Lo stesso protocollo informatico, attivo, ma solo come registro, ha avuto un'attuazione limitata, non consentendo l'archiviazione e lo scambio di documenti.
Una qualche speranza di cambiamento viene però dalla notizia della recente (26 novembre) firma di un protocollo d'intesa tra il ministro della Giustizia, A. Alfano, e quello dell'Innovazione R. Brunetta. Il protocollo punta alla digitalizzazione dell'intero sistema giudiziario italiano attraverso la realizzazione di sei progetti da attuare a partire dalla primavera 2009.
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