Privacy: è possibile ottenere il risarcimento del danno da spamming?
di Laura Zammataro - Consulente di diritto informatico
Rientra oramai nella routine quotidiana tanto di singoli soggetti quanto di aziende, controllare la casella di posta elettronica e trovare al suo interno, oltre alle mail di mittenti noti, anche comunicazioni pubblicitarie o commerciali provenienti da soggetti sconosciuti e/o per la maggior parte anonimi. Se poi il controllo posta viene effettuato dopo periodi di prolungato inutilizzo ecco che i messaggi indesiderati possono farsi particolarmente numerosi. Al fenomeno “spamming” i service providers hanno cercato di porre rimedio suggerendo ai loro utenti l’utilizzo di programmi software capaci di bloccare i messaggi indesiderati e impiegando loro stessi dei sistemi anti-spamming in grado di filtrare le mail sospette e potenzialmente lesive, impedendo così che giungano al destinatario. Va sottolineato che l’impiego di questi sistemi di filtraggio da parte dei providers deve avvenire con il massimo scrupolo perché laddove si verificasse una cattiva configurazione del filtro tale da causare il blocco delle mail in entrata del destinatario, il provider potrebbe addirittura essere chiamato a rispondere del reato previsto all’art. 616 c.p. per violazione e soppressione di corrispondenza, reato che è punito con la reclusione fino ad un anno. Accanto ai possibili rimedi tecnici da impiegare per contrastare lo spamming, il cittadino dispone però anche di strumenti giuridici, che oltre ad impedire la prosecuzione dell’illecito gli consentono di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito.
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