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Il manager d’impresa legge la mail della dipendente e la fa licenziare: la Cassazione penale gli dà ragione

di Glauco Riem - Docente di diritto delle nuove tecnologie

Data pubblicazione: 27/12/2007
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La Quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha assolto un manager imputato di “avere preso cognizione della corrispondenza informatica aziendale della dipendente R.M., licenziata poi sulla base delle informazioni così acquisite”.
L’accusa dedotta dal pubblico ministero era la violazione dell’art. 616 del codice penale, sulla Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza (anche informatica), che afferma:
1. Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prendere o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa. 2. Se il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, è punito, se dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a tre anni. 3. Il delitto è punibile a querela della persona offesa. 4. Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per "corrispondenza" s’intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza.
La sentenza del Supremo Collegio (Cass. V Sez. Pen. Sent. n. 2919/07, proc. n. 47096/07) è stata depositata in Cancelleria il 19 dicembre 2007 e rigetta il ricorso in Cassazione del pubblico ministero per essere lo stesso infondato e confermando il provvedimento di assoluzione della Corte di merito di Torino.





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