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LEGISLAZIONE ON-LINE

Il Garante privacy “sgrida” ancora i call center, ma i “ragazzacci” non lo badano

di Glauco Riem - Avvocato e docente di diritto delle nuove tecnologie, Università degli Studi di Udine

Ancora un intervento dell’Autority Garante della Privacy, ma sembra che gli operatori del call center non si siano minimamente turbati dalle “minacce”, né dalle sanzioni amministrative né invero da quelle penali.
Questa è l’impressione che si percepisce dopo le massive notizie che recentemente hanno invaso la stampa e dopo le interviste a Mauro Paissan andate in onda alla radio ed alla televisione che illustrava i provvedimenti estivi del Garante; anzi le telefonate sembrano anche più “virulente” come, credo, ogni titolare di un abbonamento telefonico fisso possa testimoniare personalmente.
Ci eravamo già occupati della materia in questa sede ed avevamo anche riportato le beffe che i call center si fanno degli utenti ed avevamo lamentato che:
“La tutela maggiore resta, ancora una volta, affidata ai singoli utenti-interessati che possono contestare l’illecito trattamento dei loro dati personali e che naturalmente possono esigere la cancellazione dai data base del call center nel quale i dati siano stati indebitamente inseriti. Ciò è possibile sempre se – come spesso accade - l’operatore non abbia - nelle more della doglianza dell’utente - buttato giù il telefono. Nell’indicata ipotesi risulta poi che, per la maggior parte dei casi, la telefonata dell’addetto al call center non resta memorizzata in chiaro dal sistema telefonico dell’operatore e quindi l’utente non po’ risalire, attraverso l’apposito numero 400, al numero chiamante. Ove esso resti invece memorizzato il servizio disponibile digitando il 400 rimanda un messaggio vocale con il quale un’operatrice invita, digitando uno, a richiamare il numero chiamante offrendo al richiamato il numero in chiaro; digitando due viene offerta invece una richiamata in modalità riservata del numero chiamante; digitando tre il sistema darebbe semplicemente la possibilità di conoscere il nominativo dell’utente chiamante, ma “sorprendentemente” un messaggio vocale informa che il servizio “è inattivo” (lo è sempre).”



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