di Francesco Rossato, Vice Segretario Generale - Dirigente Settore Sviluppo Imprese, per
A dicembre del 2006 l'Istituto nazionale di statistica - più noto con la sigla ISTAT - ha pubblicato e reso noti gli esiti di due interessantissime, distinte ricerche condotte in tema di nuove tecnologie e ICT (acronimo per Information e Communications Technologies), realizzate con riferimento, da un lato, alle famiglie e individui nonché, dall'altro, alle imprese.
Da tali analisi è emersa una panoramica di sicuro interesse, i cui esiti integrali possono essere consultati direttamente sul sito www.istat.it, all'interno della sezione dedicata a “Sviluppo e Innovazione”.
In primo luogo, va illustrata l'indagine multiscopo effettuata nel 2006 in merito alle “Tecnologie dell'informazione e della comunicazione: disponibilità nelle famiglie e utilizzo degli individui”, secondo cui in Italia i beni tecnologici più diffusi sono la televisione, presente nel 93,9% delle famiglie e il cellulare (82,3%); seguono il videoregistratore (63%), il lettore DVD (50,7%), il personal computer (46,1%) e l'accesso a internet (35,6%), peraltro piuttosto stabile rispetto al 2005 (34,5%).
Ai fini del presente articolo, ci si va a concentrare in particolare su quest'ultimo dato: la spiegazione che l'ISTAT stessa fornisce a tale limitata diffusione di internet risiede non tanto in motivazioni di tipo economico quanto piuttosto va riferita ad aspetti di tipo socio-culturale, tra cui la mancata percezione di utilità, il disinteresse e l'incapacità ad usarlo. La panoramica non migliora di certo se si esaminano le differenze internazionali: in termini di diffusione di ICT, l'Italia è decisamente svantaggiata rispetto ai paesi della Comunità europea, risultando solo al quindicesimo posto in questa graduatoria.
Non sorprende, in forza di queste premesse, constatare che le famiglie con almeno un figlio minorenne sono decisamente più tecnologiche rispetto, ad esempio, a quelle composte da soli anziani, per evidenti fattori di tipo generazionale, culturale ed economico; parimenti, i nuclei con capofamiglia imprenditore, dirigente o libero professionista possiedono e utilizzano beni tecnologici in misura assai prevalente.
Inoltre e in generale, sono le famiglie del Centro e del Nord a possedere le quote più elevate dei beni di cui si tratta, anche se, tra il 2005 e il 2006, il divario tecnologico con il Sud si è in qualche modo ridotto.
In termini di individui, il personal computer viene utilizzato dal 46,9% degli uomini di tre anni e più (36,1% delle donne); navigano su internet il 39,5% degli uomini di sei anni e più (29% delle coetanee), anche se fino ai 34 anni le differenze sono piuttosto contenute e in alcuni casi le donne superano gli uomini (ad esempio, usano internet il 70,4% delle ragazze di 18 - 19 anni rispetto al 66,8% dei coetanei maschi).
Le persone di sei anni e più che negli ultimi tre mesi dalla rilevazione si sono connesse ad internet hanno utilizzato la rete prevalentemente per mandare o ricevere mail (76,4%), per cercare informazioni su merci e servizi (60%) e per altre attività di ricerca di informazioni (64,9%). Di rilievo sono i dati relativi a chi si connette al web per avere servizi concernenti viaggi e soggiorni (38,9%) e per ottenere informazioni dai siti delle Pubbliche Amministrazioni (37,4%). A questo specifico riguardo, interessano molto, per i riflessi sulla vita quotidiana di ognuno, le percentuali afferenti quanti scaricano moduli della P.A. (26,8%) e poi li spediscono, debitamente compilati (12,6%). Circa la propensione ad usare internet per svolgere le pratiche connesse alla P.A., si evidenzia che il 19% degli utenti internet dichiara di aver svolto tali pratiche a mezzo della rete e che il 38%, pur non avendo operato nel modo appena citato, sarebbe interessato a farlo.
Va detto, infine, che tra gli individui italiani e a differenza delle aziende (come si accennerà subito di seguito), aumenta l'interesse per l'acquisto on line. Nel 2006 quasi quattro milioni di italiani (tra quelli che navigano in rete) hanno fatto acquisti di merci o servizi per uso privato a mezzo di internet (20,6%), in crescita rispetto al 2005 (15,2%), in particolare per quel che riguarda i più giovani, specie se del Centro Nord.
I beni e i servizi acquistati sono assai vari. Al primissimo posto si collocano i viaggi e soggiorni (compresi biglietti aerei e ferroviari), ordinati e/o comprati dal 35,8% delle persone che effettuano transazioni in rete; seguono libri, giornali, riviste e materiale per la formazione a distanza (28,7%), ricariche telefoniche (24,4%), film e musica (23,5%), attrezzature elettroniche (20,8%), abiti e articoli sportivi (20,6%) e così via.
A fronte del citato 20,6% di navigatori che hanno fatto acquisti on line nell'ultimo anno, va però detto che il 79,4% - pari a ben 14 milioni 713 mila individui - pur usando internet non ha comprato o ordinato alcunché attraverso la rete. Le motivazioni sono molteplici e in parte ben note (mancata fiducia sulla sicurezza, preferenza per l'acquisto di persona, etc.); in ogni caso, è questo un dato su cui si debbono fare necessariamente attente valutazioni, specie nel caso in cui si intendano proporre politiche di sviluppo sistemico e/o attivare strategie di accesso ai mercati.
Veniamo ora alle imprese. In proposito, è di grande utilità la rilevazione dell'ISTAT concernente “L'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nelle imprese - anni 2005 e 2006” (consultabile, per maggiori dettagli, sempre visitando il sito www.istat.it), condotta su imprese con almeno 10 addetti e i cui risultati sono da riferirsi al 2005 per quel che riguarda il commercio elettronico e al 2006 per l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
A gennaio 2006, il 94,1% delle imprese informatizzate utilizza la posta elettronica, il 96,4% dispone di internet, il 58,8% possiede un proprio sito web, il 34,6% connette i propri computer con reti intranet e il 13,4% utilizza extranet.
Dunque, tra le aziende italiane la diffusione della posta elettronica e della connessione a internet ha raggiunto livelli decisamente elevati. Il quadro di riferimento si differenzia se si considera l'effettiva utilizzazione di questi strumenti da parte delle imprese, con profondi incrementi per quelle del Nord e con più di 250 addetti.
Sempre più frequentemente la rete è usata dalle imprese per fruire dei servizi disponibili on line, in particolare per accedere ai servizi finanziari e bancari (81,1%), per acquisire informazioni sui mercati (65,6%), per ottenere dati e informazioni in formato digitale (51,6%) e così via.
Nel 2005, il 93,1% delle aziende connesse a internet ha sfruttato la rete per usufruire dei servizi web offerti dalla Pubblica Amministrazione, sia in termini di ricorso a servizi informativi che di svolgimento di vere e proprie procedure amministrative; ha destato inoltre interesse il versante dell'offerta on line per gare d'appalto (specie da parte delle imprese dei settori poste e delle telecomunicazioni).
Ben il 95,1% delle imprese ha utilizzato internet nel 2006 per il marketing dei propri prodotti/servizi e, in misura minore, per favorire la consultazione del proprio catalogo (43,5%); assai più ridotta è invece l'attenzione per la trasmissione delle informazioni digitali (24,6%), i servizi di personalizzazione (23,2%) e di post - vendita (16,5%).
Le attività di e-commerce sono direttamente condizionate dalla dimensione aziendale: per citare i due estremi considerati dall'ISTAT, le imprese comprese tra 10 e 49 addetti che effettuano acquisti on line sono il 26,1% mentre sono soltanto il 3,4% quelle che vendono on line; se invece si valutano le aziende aventi 250 addetti e oltre, il 48,9% acquista via web e il 16% vende attraverso questo canale.
In proposito, se è vero che il commercio elettronico stenta a decollare in tutti i paesi dell'Unione Europea e che, più in generale, le imprese sono maggiormente portate ad acquistare che a vendere on line, rimane la constatazione del fatto che l'Italia è al penultimo posto per la diffusione dell'e-commerce, essendo davanti soltanto alla Lettonia (anno 2005, EU a 25 paesi).
Alla luce dei dati appena segnalati, emerge, infatti e complessivamente, che le imprese italiane - nel 2005 - hanno fatto ricorso alle vendite on line per una percentuale pari appena al 3,8%, per un valore complessivo del 2,0% del fatturato totale: si distinguono, verrebbe da dire quasi naturalmente, talune attività, tipo quelle alberghiere, ove il 39,3% delle imprese effettua vendite on line per un valore pari al 5,4% del fatturato e le imprese con almeno 250 addetti, in cui il 16,0% opera in siffatto modo, per un totale del 3,2% del fatturato.
Le aziende che vendono via internet hanno come clienti principali le Pubbliche Amministrazioni e le imprese, dalle quali provengono ben l'81,5% del fatturato determinato tramite internet; il restante 18,5% proviene da famiglie e individui.
Ecco, dunque, i dati e le cifre - talora piuttosto crudi - come certificati dall'ISTAT.
Numerose e fondamentali sono le motivazioni che stanno alla base dei dati sin qui riportati e non è certamente questa la sede più adatta per effettuare tutte le più approfondite riflessioni del caso.
Di sicuro, non si può trascurare che l'Italia è uno dei paesi in cui sono tuttora assai elevate le difficoltà legate alle tariffe, alla connessione e all'offerta di banda larga, così come sono poco diffuse tipologie innovative quali le modalità wireless. Se è certamente vero che le imprese stanno concentrando i loro sforzi per cogliere al meglio le opportunità della rete, è altrettanto acclarato - come sopra evidenziato - che allo stato attuale è assolutamente prevalente la scelta di utilizzare il web quale vetrina virtuale per promuovere i prodotti e i servizi, in specie per quel che riguarda le imprese dedite a servizi e ad alto contenuto tecnologico.
In ordine alle famiglie/individui, è parimenti certo che incidono moltissimo, in aggiunta a quanto rimarcato, gli stili di vita, il reddito disponibile, la presenza o meno di figli e l'età anagrafica.
In conclusione, vanno sottolineati due aspetti fondamentali: per un verso e specificatamente per i consumatori, occorre, a livello di sistema, definire coerenti strategie di progressiva diffusione del web, sia in termini di incentivazioni che di progresso nell'orientamento alle nuove tecnologie; dall'altro lato, sembra essere necessario che il mondo imprenditoriale possa essere al meglio supportato nelle scelte - di tipo certamente commerciale ma anche metodologico - finalizzate all'accesso al mercato virtuale.