E-GOVERNMENT
Il codice dell’amministrazione digitale: alcune riflessioni
di Glauco Riem - Docente di diritto amministrativo e delle nuove tecnologie presso la Facoltà d'Ingegneria nell'Università di UdineData pubblicazione: 04/12/2009
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Ci corre l’obbligo di fare una serie di riflessioni generali e di sistema sul Codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/05) e sulle filosofie e discrasie che lo informano e lo “animano” nel complesso quadro normativo che, dalla dizione dell’art. 15, comma 2, della legge n. 59 del 1997, in cui si afferma che “Gli atti, dati e documenti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime forme, nonchè la loro archiviazione e trasmissione con strumenti informatici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge. I criteri e le modalità di applicazione del presente comma sono stabiliti, per la pubblica amministrazione e per i privati, con specifici...” si è stratificato e che deve essere oggi consolidato come forma mentis dagli operatori tutti: privati e pubblici.
In realtà il codice sembrerebbe destinato unicamente all’operare della pubblica amministrazione, ma è chiaro - sin da subito - che la “destinazione” abbraccia l’operare dell’intera società economica e produttiva e coinvolge, a tutti i livelli, il pubblico, l’impresa, la comunità economica ed il singolo cittadino che, pur essendo persona non molto informata sui fatti, sembra esserne il vero destinatario.
L’obiettivo strategico può essere riassunto in un unico assioma:
la gestione informatica e telematica fa risparmiare miliardi di euro.
Quindi deve essere praticata sol che si guardi i numeri che qui di seguito evidenziamo:
la mera conservazione della documentazione analogica costa, ogni anno, dal due al quattro per cento del prodotto interno lordo (fonte CNIPA, Roma, 2006, pagina 10 - Libro bianco sulla dematerializzazione).
Un calcolo medio attesta la spesa della conservazione documentale analogica intorno ai trentasei miliardi di euro all’anno; circa dieci miliardi è stimato invece il costo della conservazione nell’impresa.
A tali somme deve essere aggiunto il costo dell’acquisto della carta, dei sistemi stampa e di copiatura, della loro manutenzione, dei tempi impiegati dal personale nella gestione dell’archiviazione tradizionale.
Ogni anno in Italia vengono stampati 110 miliardi di fogli di carta (la metà di essi viene cestinata nella prima mezzora dopo la stampa) (Fonte CNIPA - Pierluigi Ridolfi); il costo di ogni foglio stampato, tenendo conto anche del costo dell’attività dell’operatore, é 87 centesimi. (ISTAT): in totale quindi nove miliardi e 570 milioni di euro all’anno il costo medio.
Questa è quanto “buttiamo” ogni anno per le spese di gestione del sistema di conservazione della carta.
Ma la carta è solo una parte del sistema di gestione dell’apparato amministrativo.
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