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Firma digitale

La PEC per il cittadino: luci ed ombre delle prime sperimentazioni

di Luca Zenarolla - Collaboratore presso lo Studio Legale Riem


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I recenti interventi del Legislatore fanno capire che la posta elettronica certificata sarà il mezzo di comunicazione principale nel nostro prossimo futuro. I professionisti, le Pubbliche Amministrazioni, le società sono (o lo saranno entro breve) tenute ad attivare e ad utilizzare un indirizzo certificato. Il motivo è evidente: la PEC consente di ottenere un'efficienza superiore alla tradizionale posta cartacea e, aspetto fondamentale in tempi di ristrettezze economiche, di abbattere i costi in maniera drastica.

Resta un'ultima barriera da abbattere: la diffusione delle caselle certificate. Il sistema su cui si basa la PEC, infatti, pur consentendo di comunicare con indirizzi mail ordinari, fornisce i suoi vantaggi solo quando si invia un messaggio da una casella certificata ad un'altra ugualmente certificata. Solo in quest'ipotesi, infatti, si avrà la certezza dell'invio e della consegna (non della ricezione, si badi bene) del messaggio.
Con queste norme, quindi, si punta a coprire buona parte dei soggetti della “vita economica” del nostro paese (ad esclusione, ad esempio, degli imprenditori individuali e di quei liberi professionisti non iscritti in albi e registri).

Il D.P.C.M. 6 maggio 2009 prevede la possibilità per tutti i cittadini che ne facciano richiesta di ottenere gratuitamente una casella di posta certificata, in modo da accelerare il processo di diffusione dell'e-government. Si vuole ottenere in questo modo la copertura anche di quella fascia di persone non coinvolte dalle norme anzidette e che, ricordiamolo, sono di gran lunga la maggioranza della popolazione. Solo così, infatti, sarà possibile in futuro avere una vera e propria amministrazione digitale e dare piena attuazione a quelle disposizioni del CAD (Codice dell'Amministrazione Digitale) che, al momento, sono norme di principio ma non di effettiva applicazione.


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