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BREVETTI E MARCHI
Strumenti giuridici per la tutela della proprietà industriale: freno o leva per la competitività?
L’entrata in vigore del nuovo codice sulla proprietà industriale (D. Lgs n. 30 del 10 febbraio 2005), avvenuta il 19 marzo 2005, e le nuove disposizioni in materia previste dalla finanziaria del 2005, costituiscono espressione della volontà del legislatore di rendere più agevole e meno oneroso l’utilizzo di marchi e brevetti da parte delle imprese, a difesa del proprio patrimonio tecnologico. Tuttavia le imprese, in alcuni casi, vedono in questi strumenti un freno alla produttività anziché percepirli come uno stimolo alla competitività.
Sulla base di queste considerazioni e allo scopo di approfondire queste tematiche, la Camera di Commercio di Treviso, Curia Mercatorum e Treviso Tecnologia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, hanno organizzato lo scorso 27 giugno un convegno dal titolo “Strumenti giuridici per la tutela della proprietà industriale: freno o leva per la competitività?”.
Il Convegno si è aperto con l’introduzione ai lavori del Presidente della Camera di Commercio di Treviso, Federico Tessari, il quale ha ricordato la particolare attenzione che, da sempre, la Camera di Commercio e le sue strutture collegate hanno dimostrato verso la tutela dell’impresa e della sua capacità innovativa. L’impegno dell’Ente Camerale, volto a sensibilizzare le imprese della provincia di Treviso su questi temi, si è dimostrato efficace in quanto, nel 2005, Treviso è risultata essere l’ottava provincia in Italia come numero di depositi di titoli brevettuali, con un incremento del 29% rispetto al 2004 solo per i brevetti per invenzione; una variazione superiore al dato regionale e nazionale, pari rispettivamente a +8,8% e +1%. Nel suo intervento il presidente ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra mondo imprenditoriale e mondo universitario, sinergia fondamentale per la promozione dell’innovazione.
Moderatore della giornata di lavoro è stato il prof. Francisco Leita, Direttore del Master in Integrazione Europea dell’Università degli Studi di Padova, che ha introdotto l’intervento del dott. Vincenzo Scordamaglia, Direttore Generale h.c. del Consiglio dell’Unione Europea, esperto di fama internazionale in armonizzazione normativa in materia di marchi e modelli. Oggetto del contributo del dott. Scordamaglia è stata la recente adesione dell’Unione Europea al sistema internazionale di registrazione dei marchi previsto dall’O.M.P.I. (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale). Dal 1° ottobre 2004, l’UE è parte contraente del Protocollo di Madrid e ciò consente di ottenere, con un’unica designazione, la tutela del proprio marchio nei 25 Paesi attualmente ad essa aderenti; con una domanda di estensione internazionale del proprio titolo nazionale si possono così ottenere gli stessi effetti che si avrebbero con un deposito comunitario effettuato presso l’U.A.M.I. (Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno). È altresì possibile usare la propria domanda o registrazione comunitaria come base per una domanda di estensione internazionale. Gli enormi vantaggi portati dalla fusione di questi due sistemi, hanno spinto la Commissione Europea a valutare la possibilità di applicare lo stesso meccanismo in materia di disegni e modelli, proponendo di collegare il sistema comunitario di registrazione al sistema internazionale dell’O.M.P.I.
In seguito ha preso la parola l’avv. Paolo Corletto che ha definito il capitale intellettuale come l’insieme della ricerca e delle conoscenze pratiche di ogni azienda, strumento determinante per la competitività e unico mezzo per contrastare la concorrenza dei nuovi mercati dei Paesi emergenti. L’avvocato ha precisato che in Italia solo il 30% delle aziende ricorre alla tutela della proprietà industriale e di queste solo 4 aziende su 10 hanno quantificato il proprio asset immateriale. L’avvocato ha sottolineato l’importanza della valorizzazione del capitale intellettuale sia come oggetto di difesa processuale che come oggetto di transazione commerciale. La recente entrata in vigore nel 2004 della direttiva Enforcement e l’istituzione nel 2003 delle sezioni speciali all’interno dei tribunali, hanno introdotto degli strumenti più agevoli per la difesa contro la violazione dei diritti di proprietà industriale con un miglioramento sostanziale delle sentenze in questa materia.
Successivamente è intervenuta la dott.ssa Elena Pavan, collaboratrice dell’Area di Trasferimento di Tecnologia dell’Università degli Studi di Padova, che ha illustrato le modalità con le quali l’ateneo patavino gestisce il proprio portafoglio brevetti. L’Ufficio di cui fa parte la dott.ssa Pavan, ha l’obiettivo di “portare sul mercato la ricerca applicata prodotta dai ricercatori universitari, trasformando i risultati ottenuti in prodotti e servizi commercializzabili”. In soli cinque anni di attività, l’Ufficio è riuscito ad ottenere ottimi risultati: attualmente il portafoglio dell’Università conta 35 brevetti, 3 marchi, 1 modello d’utilità e la stipulazione di ben 9 contratti di ricerca.
All’incontro hanno partecipato anche l’ing. Matteo Peluso e il dott. Roberto Polesel, titolari della ditta Euclid Labs srl, i quali hanno portato la loro testimonianza sul passaggio dal mondo della ricerca pura a quello dell’attività imprenditoriale, ponendo l’accento sulle difficoltà che una piccola media impresa può incontrare nel misurarsi con la materia della proprietà industriale. Euclid Labs è un chiaro esempio di come il sostegno di una struttura, quale quella camerale, possa offrire alle aziende gli strumenti e le informazioni per una corretta gestione della propria immagine commerciale e del patrimonio tecnologico aziendale.
Proprio su come il sistema camerale funga da facilitatore tra la ricerca, l’università e l’impresa è intervenuto l’Ing. Roberto Santolamazza, Direttore di Treviso Tecnologia, che ha illustrato come l’azienda speciale per l’innovazione tecnologica della CCIAA di Treviso, mediante il suo Ufficio PatLib (Patent Library), costituisca un supporto alle imprese fornendo informazioni di carattere tecnico in merito ai meccanismi di tutela della proprietà industriale. “I dati statistici – sottolinea l’ing. Santolamazza – dimostrano come la provincia di Treviso sia ricettiva verso questi temi, infatti, il 50% dei depositi comunitari di design provenienti dall’Italia risultano effettuati da aziende trevigiane. A Treviso si è puntato molto sul sostegno alle imprese nel difendere la loro capacità innovativa con una conseguente crescita costante di richiesta di assistenza alla tutela di invenzioni, marchi e disegni.”
A conclusione dei lavori, si è registrata da parte dei numerosi rappresentanti delle aziende intervenute una partecipazione attiva attraverso le domande poste ai relatori presenti in sala, sintomo dell’interesse che queste tematiche suscitano nel tessuto imprenditoriale trevigiano. La provincia del Nord Est, riconosciuta come traino dell’economia nazionale, dimostra così di essere attenta non solo agli aspetti legati alla produzione ma anche a quelli della tutela della propria creatività.
di Alberta Bazzotti, Barbara Piovesan, Sara Toffoletto, "L'Economia della Marca Trevigiana", n.4 - 2006 
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