Negli ultimi anni, uno degli strumenti pubblicitari più diffusi ed utilizzati dalle imprese, è il cosiddetto product placement cinematografico.
Con tale termine si intende l'inserimento di un prodotto o di un marchio che lo rappresenta all'interno di un contenuto di intrattenimento.
Investire in tale forma di pubblicità comporta i seguenti vantaggi:
- i film hanno una “durata di vita” molto estesa tenuto anche conto che, oltre al periodo in cui vengono proiettati nelle sale cinematografiche, la diffusione del film continua attraverso la visione tramite acquisto o noleggio del DVD;
- i prodotti pubblicizzati nei film riescono a coinvolgere emotivamente il pubblico molto di più rispetto ad altre forme pubblicitarie, in quanto vedendo il prodotto all'interno del film, il pubblico tende ad associare il prodotto alla storia e/o al personaggio;
- ciascun film attrae inoltre vaste e variegate fasce di pubblico, venendo visionato in particolare dai giovani che sono attualmente meno attratti da altri mezzi di comunicazione quali, per esempio, la televisione;
- il product placement presenta dei vantaggi economici non solo per l'impresa che con tale sistema pubblicizza i propri marchi, ma anche per le case di produzione cinematografica che sfruttano tale forma di marketing per trovare i finanziamenti ai propri lavori.
Il product placement cinematografico ha consentito di accrescere la notorietà di alcuni prodotti già di successo e già presenti sul mercato nonché di rilanciare prodotti non più in produzione estendendo peraltro il suo campo applicativo dall'ambito cinematografico a quello della radio, dei videogiochi e di internet.
Un ulteriore vantaggio offerto da tale forma pubblicitaria è inoltre quello di fornire la possibilità di utilizzare contenuti artistici e culturali che non potrebbero altrimenti essere proposti attraverso un tipo classico di pubblicità, creando un forte legame emotivo tra il prodotto e la trama di un film.
A livello normativo in tema di product placement vige in Italia il D.lgs. 22 gennaio 2004 che ha ammesso il collocamento pianificato di marchi e prodotti nelle opere cinematografiche, consentendo in tale modo alle imprese operanti in tale settore di godere di una ricca fonte di finanziamenti sostitutiva di quella precedentemente offerta dallo stato e dagli enti pubblici e permettendo inoltre alle case cinematografiche di vedere anticipati i propri flussi di entrate senza attendere il riscontro del pubblico al “botteghino”.
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