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E-GOVERNMENT
I costi della conservazione e gestione documentale in azienda: la dematerializzazione è necessariadi Glauco Riem - Avvocato e docente di diritto delle nuove tecnologie, Università degli Studi di Udine
Non è recente l’indagine relativa alla soluzione degli onerosissimi costi della conservazione dei documenti che devono essere conservati per legge oltre i dieci anni Non è recente nemmeno l’analisi riportata dal Libro bianco sulla dematerializzazione amministrativa pubblicato sul sito del CNIPA (Centro per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) che avverte che “la gestione documentale vale oltre il 2% del PIL: un obiettivo di dematerializzazione di appena il 10% genererebbe un risparmio di tre miliardi di euro, ripetibile ogni anno” e che “la dematerializzazione dei documenti, pur essendo solo uno dei tasselli della riprogettazione delle procedure della Pubblica Amministrazione in una prospettiva digitale, è quella sulla quale è possibile realizzare con maggior rapidità degli interventi concreti”. Un’amministrazione sia della PA che dell’impresa full digital sembra essere comunque a portata di mano, infatti: - Il quadro normativo alla base dei processi amministrativi totalmente digitali è sostanzialmente completo; - Le tecnologie per la redazione, firma, protocollazione, trasmissione e archiviazione dei documenti informatici sono adeguate; - I procedimenti sui quali intervenire sono innumerevoli: occorre pertanto una significativa azione di sensibilizzazione e di formazione del personale coinvolto, in pratica di tutta l’amministrazione pubblica; - Esistono già numerosi esempi concreti che hanno avuto successo; - Nulla osta pertanto a realizzare la tanto auspicata “scomparsa della carta”. Ci preme, in questa sede, allora evidenziare come i costi riconnessi alla conservazione documentale, all’archiviazione e alla gestione di fatture e di documenti contabili sono enormi in termini economici, di produttività, del personale addetto e di adeguamento agli obblighi normativi di sicurezza e privacy.
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